Roma si racconta spesso attraverso i suoi strati storici, uno sopra l’altro, secoli che si intrecciano nel giro di poche fermate di metro. Ma osservata più da vicino, nella vita di tutti i giorni, la città mostra un’altra stratificazione, molto più recente: quella digitale. Tra i quartieri del centro e le periferie che si allargano fino al raccordo anulare, il modo di accedere a servizi, informazioni, intrattenimento è cambiato profondamente in pochi anni – seguendo una traiettoria comune a tutto il paese, ma con caratteristiche che a Roma restano piuttosto proprie.
Una città grande, connessa in modo diseguale
Primo dato da mettere sul tavolo: la connettività urbana a Roma è tutt’altro che uniforme. Nei quartieri centrali e in buona parte del semicentro, la fibra ottica ha raggiunto livelli paragonabili a quelli delle principali capitali europee, con velocità che permettono di usare più servizi contemporaneamente senza rallentamenti percepibili. Nelle zone periferiche, e in alcuni comuni della cintura metropolitana, il quadro cambia. La connessione mobile resta, in certe aree, l’unica opzione realmente disponibile per navigare da casa.
Questa disomogeneità pesa direttamente su un aspetto che ormai è diventato parte sostanziale della vita quotidiana. Pagare una bolletta. Prenotare una visita medica. Accedere ai servizi anagrafici del Comune. Attività che un tempo richiedevano uno sportello fisico e che oggi passano, almeno in parte, attraverso piattaforme digitali – le quali presuppongono, a monte, una connessione stabile e un minimo di dimestichezza con gli strumenti informatici.
I servizi pubblici digitali, tra promesse e attrito quotidiano
L’amministrazione capitolina ha investito, come molte altre in Italia, nella digitalizzazione dei servizi pubblici, spinta anche dai fondi legati al piano nazionale di ripresa. App per il pagamento della sosta, portali per le pratiche anagrafiche, sistemi di prenotazione per gli uffici territoriali: l’offerta si è ampliata parecchio. Non sempre, però, l’esperienza reale dell’utente corrisponde alle intenzioni di partenza.
Chi utilizza questi servizi ogni giorno segnala spesso un problema di frammentazione. Applicazioni diverse per esigenze diverse. Credenziali distinte da ricordare. Interfacce che cambiano da un servizio all’altro senza una logica comune. È un fenomeno che si ritrova in molte città italiane, certo, ma a Roma la sua estensione territoriale – unita alla complessità amministrativa di una capitale con municipi grandi quanto città di medie dimensioni – amplifica ulteriormente l’attrito percepito da chi prova, semplicemente, a sbrigare una pratica.
Il tempo libero si è spostato sullo smartphone anche qui
Parallelamente ai servizi pubblici, cambia anche il modo in cui i romani occupano il proprio tempo libero. Lo smartphone è diventato centrale nella gestione delle serate, sostituendo in parte abitudini che un tempo si consumavano quasi esclusivamente fuori casa. Si prenota un ristorante tramite app. Si sceglie un film su una piattaforma streaming. Si organizza un’uscita con gli amici in un gruppo di messaggistica che coordina orari e luoghi in tempo reale, spesso all’ultimo minuto.
Dentro questo ecosistema più ampio rientra anche il comparto delle scommesse Italia, cresciuto in modo costante negli ultimi anni quanto a utenti attivi su smartphone, complice anche una connessione sempre più stabile pure nelle ore serali, quando la rete mobile tende storicamente a saturarsi nelle zone a maggiore densità abitativa. La compatibilità di questo tipo di intrattenimento con i tempi morti della giornata – il tragitto in metro, l’attesa prima di un appuntamento, la pausa tra un impegno e l’altro – lo rende particolarmente adatto al ritmo frammentato di chi vive in una città grande come questa.
Mobilità e app: un altro fronte della trasformazione digitale
Anche la mobilità urbana racconta bene questo cambiamento. Le app di sharing per monopattini e biciclette, i servizi di prenotazione taxi con geolocalizzazione integrata, gli abbonamenti digitali per il trasporto pubblico hanno sostituito, poco alla volta, pratiche più tradizionali – riducendo il bisogno di contante e di titoli di viaggio fisici. Per chi ha uno smartphone aggiornato e una connessione affidabile, la mobilità è diventata più flessibile. Per una parte della popolazione, meno a suo agio con questi strumenti – in particolare tra le fasce più anziane, poco abituate a interfacce che cambiano continuamente – il cambiamento ha lasciato indietro qualcuno.
Le associazioni di quartiere impegnate nell’alfabetizzazione digitale segnalano proprio questo come il problema più concreto da affrontare. Non tanto la mancanza di infrastruttura, quanto la mancanza di competenza per usarla. Non basta avere una connessione veloce se poi manca la capacità di orientarsi tra i servizi che quella connessione rende disponibili.
Una capitale che cambia pelle, senza uniformità
Roma si muove, in sostanza, su due velocità parallele. Da una parte una città sempre più abituata a gestire online buona parte della propria quotidianità – dai pagamenti ai servizi pubblici, fino all’intrattenimento. Dall’altra, sacche di popolazione e territorio che restano ai margini di questa trasformazione, per ragioni infrastrutturali o di competenza digitale, o entrambe. Colmare questo divario – più che aggiungere ulteriori strati di offerta digitale sopra quelli già esistenti – sembra oggi la sfida vera per una capitale che continua a cambiare pelle, ma non riesce ancora a farlo in modo davvero uniforme.